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Religione e Spiritualità nell'Antica Roma

La religiosità romana era di tipo politeista (dal greco poly+theoi, letteralmente "molti dei") e possedeva un ampio pantheon di divinità legate alle tradizioni.

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Va precisato che nei pensatori dell'antichità, l'unità del divino non contraddice la sua molteplicità, così come l'esistenza di una gerarchia tra gli dèi e la funzione preminente di uno di essi. L'Uno è la fonte dalla quale scaturiscono tutte le altre realtà e raccoglie il molteplice in sé stesso. In tal senso, Platone teorizzava una divinità: il Demiurgo o Artefice, il quale plasma il cosmo intero dando origine a degli "dei generati" identificati con gli astri; ad essi il Demiurgo affida il compito di generare gli altri esseri viventi, che saranno mortali (v. Platone, Timeo).

Il pensiero di Plotino riassume efficacemente tale concetto:

Non restringere la divinità ad un unico essere, farla vedere così molteplice come essa stessa si manifesta, ecco ciò che significa conoscere la potenza della divinità, capace, pur restando quel che è, di creare una molteplicità di dèi che si connettono con essa, esistono per essa e vengono da essa”.

(Plotino, Enneadi, II, 9, 9)


nodiIn molte civiltà (antichi greci, egizi, sumeri, aztechi, etc.) come in quella dell’antica Roma, i pantheon tendevano a crescere col passare del tempo. Divinità inizialmente adorate come singole e specifiche divinità di particolari città o luoghi divenivano in seguito attributi o caratteristiche del principale Dio del pantheon delle civiltà, dei popoli o degli imperi che uscivano vincitori nelle guerre tra città o imperi.

La ricchezza del pantheon romano è dovuta non solo al grande numero di divinità, siano esse antropomorfe o concetti astratti, ma anche al fatto che alcune figure divine fossero moltiplicate in relazione alle funzioni loro attribuite, come nel caso di Giunone.

Oltre al politeismo, un'altra caratteristica importante della religione romana era la tolleranza verso altre realtà religiose. Infatti, una costante della religione romana fu anche la capacità di assimilazione nei confronti di altre religioni. Contestualmente all'espansione dell'Impero, il pantheon romano si andò arricchendo grazie all'importazione di divinità venerate dai popoli con i quali Roma entrava in contatto.

L'assorbimento degli dèi dei popoli vicini avvenne quando lo stato romano conquistò il territorio circostante. I Romani generalmente garantivano agli dèi locali dei territori conquistati gli stessi onori degli dèi caratteristici dello stato romano. In molti casi le divinità di recente acquisizione venivano formalmente invitate a trasferire la propria dimora nei nuovi santuari di Roma. Nel 203 a.C., l'oggetto di culto rappresentante Cibele venne trasferito da Pessinos in Frigia e accolto con le dovute cerimonie a Roma. Inoltre, lo sviluppo della città attraeva stranieri, a cui era consentito mantenere il culto dei propri dèi. In questo modo Mitra giunse a Roma e la sua popolarità tra le legioni ne fece diffondere il culto fino in Britannia. Oltre a Castore e Polluce, gli insediamenti greci in Italia, una volta conquistati, sembra che abbiano introdotto nel pantheon romano Diana, Minerva, Ercole, Venere e altre divinità di rango inferiore, alcune delle quali erano divinità italiche, altre derivavano originariamente dalla cultura della Magna Graecia. Le divinità romane importanti venivano alla fine identificate con gli dèi e le dee greche che erano più antropomorfiche e assumevano molti dei loro attributi e miti.

Infine, occorre aggiungere che la religione dei romani era inscindibilmente legata alla sfera civile, familiare e socio-politica. Il culto verso gli dei era sia un dovere morale che civico, in quanto solamente il rispetto per il sacro e l'adempimento dei riti poteva assicurare la Pax Deorum per il bene della città, della famiglia e dell'individuo.

Evoluzione

Prima delle influenze della cultura greca, Roma possedeva le proprie divinità, chiamate in latino numina, che significa "potenze", "presenze" o "desideri". I primi Romani guardavano ai loro dèi in modo meno poetico e più pratico. Questi dèi non erano legati solitamente a una forma particolare o ad un genere e non venivano raccontati miti sui numina. I numina più importanti erano i Lari ed i Penati.
Saturno era in origine uno dei numina e si pensava proteggesse i campi e le sementi. Sua moglie, Opi, proteggeva il raccolto. Più tardi, quando l'influenza greca sulla religione romana crebbe, Saturno venne associato a Crono, il titano padre di Zeus.
Si tende comunque a suddividere l’evoluzione della mitologia romana in tre parti:

  • Periodo repubblicano: più legata al culto e nata nei primi anni della storia di Roma, si distingueva nettamente dalla tradizione Greca ed Etrusca, soprattutto per quanto riguarda le modalità dei riti. Le figure dominanti del pantheon romano sono tuttavia analoghe a quelle di altri nell'ambito del Mediterraneo, in primis quelli greci, basti pensare alle corrispondenze Giove = Zeus, Giunone = Hera, Minerva = Pallade.

  • Periodo imperiale classico: spesso molto letteraria, consiste di estese adozioni della Mitologia greca e Mitologia etrusca.

  • Periodo tardo-imperiale: consiste nell'assunzione di molte divinità di origine orientale, tra le quali il Mitra persiano, ribattezzato Sol Invictus, un dio a cui mostrava devozione il mondo militaresco. Tra i fedeli del Sol Invictus prima di aderire al Cristianesimo c'è stato sicuramente l'imperatore Costantino. Va ricordato che, ben tre secoli prima di Gesù, Mitra nasce il 25 dicembre, in una grotta ed è figlio di una vergine.

Vedi anche lo Spazio sacro e gli Augure

(fonte:wikipedia)

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