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La Porta Magica di Roma

"La Porta magica di Roma è l’unico cimelio alchimico che vanti l’Italia. Lo strano soggetto (…) non entra, a vero dire, né nel campo dell’archeologia, né in quello della storia dell’arte, sia perché il monumento è relativamente recente, sia perché non presenta qualità artistiche. Pur tuttavia è importante non solo per il significato che gli si annette, ma anche perché a esso si connette una storia di femminee follie, di veglie alchimiche e trepidanti peregrinazioni".
(Pietro Bornia, Roma 1 gennaio 1915)

portaculture

Alchimia

Prima di raccontare e descrivere la Porta Magica di Roma, risulta doveroso fare una premessa sulla conoscenza e sulle verità che tale monumento si propone di trasmettere nonché ricordare.
L’alchimia, cosi chiamata dall’arabo al-kì-mi-ia (l’arte “della trasmutazione”), convertitasi poi nella moderna chimica, era la scienza che agiva sulla vita atomica e molecolare e sugli esseri delle famiglie vegetali e animali. La più interessante delle operazioni alchimiche era la Grand’Opera, cioè la ricerca della Pietra Filosofale, ossia di quel lievito capace di convertire qualsiasi metallo in oro. Era legge tale ricerca l’aforisma:

IGNE NATURA RENOVATUR INTEGRA
(tutta la Natura si rinnova col fuoco)

La Pietra Filosofale si otteneva per mezzo della distillazione, ossia della separazione di un corpo da altri. Tale trasmutazione si conseguiva per via liquida, che era chiamata anche descensum. Un secondo processo distillatorio, cioè quella per via secca, era invece impiegato per la preparazione di oli e di essenze.

ermeteimagePiù in generale, va precisato che la Scienza Occulta è quella parte dello scibile che studia i fenomeni soprasensibili. I sacerdoti dell’antico Egitto e i filosofi Neo-platonici la chiamavano Ermetismo, cioè “ vitalizzazione”. Aristotele la disse metafisica, cioè scienza che si apprende “dopo la fisica” e nel medio evo gli studiosi la nominavano Occultismo, ossia “scienza delle cose invisibili”.
Essa ha per base tre leggi: l’unità, il binario e la trinità. Queste tre leggi fra loro si unificano e costituiscono il quaternario. Esso veniva indicato dalla voce ebraica Ain Sof, “L’Ignoto” e con la frase Causans Causas, che significa “la Causa Prima dell’Universo”. I Greci lo personificarono nel Destino, i Romani nell’immutabile Fato; i cristiani lo hanno simbolizzato con la figura del Padre Eterno. La Trinità, che è raffigurata costantemente dal triangolo equilatero, si scinde in tre termini: Pensiero, materia e movimento; oppure sapere, volontà, azione; o anche scienza, anima, energia. Le religioni diedero a questa legge universale nomi differenti, ma il principio è restato sempre immutato. Così si ebbero e si hanno tuttora: la trimurti indiana (Brama, Siva, Visnù); la trinità egizia (Osiride, Iside, Oro), persiana (Ahura Mazda, Agro Mainyus, Mithras Mithra L), cristiana (Padre, Figlio, Spirito Santo), gnostica (Gnosi, Hilè, Psiche), cosmica (Sole, Terra, Luna) e le triadi pagana (Giove, Giunone, Minerva L), esoterica (Dio, Universo, Umanità) e scientifica (Principi, Leggi e Fatti).

Porta Magica

La Porta Magica fu fatta costruire da Massimiliano Palombara, marchese di Pietra Forte, nel 1680. Dieci iscrizioni ornano questa cornice: una sul frontone, un'altra sull’architrave, tre sono scolpite nello stipite sinistro, altre tre nel destro, la nona sta sulla soglia e la decima è nel giardino.
portamagicaIl Frontone presenta una fascia circolare, nella quale sono iscritti due triangoli incrociati, costituenti l’esagramma che è anche designato coi nomi di sigillo di Salomone e di stella del Macrocosmo. Trattasi dell’emblema della teurgia. Sopra l’esagramma v’è un circoletto sormontato dalla croce latina, simbolo del pianeta Terra. Nel mezzo di tale circoletto ve n’è un altro, minuscolo, con un punto nel centro. Questo punto centrale è simbolo della divinità: la circonferenza che lo attornia è quella dell’Universo. Tale figura, esprimente la dualità,volle simboleggiare “Uno e il Tutto”.
La circonferenza esterna, sormontata dalla croce, reca l’epigrafe:

CENTRUM IN TRIGONO CENTRI
(il centro sta nel triangolo centrale)

Quest’ultima, interpretata come “il fondamento di tutto (centrum) si trova nella trinità (in trigono centri)”, riesce intelligibile se si riflette che il centro del circolo (indicato dal punto, segno di unità) simboleggia Dio, e se si rammenta che per moltissimi popoli, tra i quali i cristiani, l’unità è trina.

Il triangolo con la punta in basso significa ciò che discende dall’alto, quindi l’acqua, la materializzazione, l’involuzione dello spirito. Il triangolo con la punta in alto simbolizza, invece, ciò che si estolle, quindi il fuoco, la spiritualizzazione, l’evoluzione dello spirito. Il sigillo di Salomone rappresenta la combinazione del fuoco e dell’acqua, di ciò che è positivo e di ciò che è negativo, del Sole e della Luna, e anche la circolazione della vita, che scende dal cielo sulla terra e che da questa torna in cielo.

portastellaSi tratta del ciclo o anello di Saturno, che – in un senso molto materiale – simbolizza l’acqua marina che evapora forma le nubi; le quali si cambiano in pioggia, che cade sulla terra, viene assorbita e genera le correnti, che vanno a scaricarsi nel mare. In un senso più spirituale, l’anello di Saturno ha lo stesso significato attribuito alla rappresentazione, che si trova nei conventi, del braccio del cappuccino che s’incrocia col braccio di Gesù: la comunione spirituale del micro col macrocosmo, ossia dell’uomo con l’universo.
Nella fascia della circonferenza esteriore si legge:

TRIA SUNT MIRABILIA
DEUS ET HOMO
MATER ET VIRGO
TRINUS ET UNUS

Tre sono le cose meravigliose: Il Dio uomo (il Cristo, o, il Salvatore), la Vergine madre (la Madonna, o la Natura naturante) e la trina unità (la Trinità cristiana, la Triade, La Trimurti).
Tale sentenza sembra affermare la legge del binomio, difatti i termini indicati sono sei, tre superiori (Dio, Vergine e Trinità) e tre inferiori (uomo, donna e collettività) ed il principio che l’unus è in tutto.
L’Architrave reca su di esso l’incisione:

Ruh Elohim
HORTI MAGICI INGRESSUM HESPERIUS
CUSTODIT DRACO ET SINE ALCIDE
COLCHIAS ELICIAS
NON GUSTASSET ISAON
Spiritus Dei
Spirito Santo

Un serpente delle Esperidi custodisce l’ingresso del giardino magico; e senza Alcide (Ercole), Giasone non avrebbe gustato le delizie della Colchide.
Anzitutto qui è menzionato lo Spirito Santo, cioè è fatto cenno dell’aiuto che l’alchimista deve invocare dall’intelligenza suprema. Le diciture in latino che seguono accennano alla via da tenere. Giasone, l’argonauta, è il simbolo dell’alchimista novellino, del neofita, dell’iniziando, e non già dell’iniziato. Esso è un rapitore di segreti. Tanto Giasone antico, quanto l’alchimista medioevale andarono alla ricerca dell’oro. Ercole è il Saggio, l’iniziato; è anche il Figlio, il Fanciullo filosofico. E’ un eroe cioè un essere infiammato d’amore per l’umanità, che vuol trarre dall’errore a salvamento. E’ l’uomo integrato, l’uomo dalla volontà ferrea, che consegue tutto quello che vuole.
Perciò si ritiene che l’epigrafe vada interpretata nel modo seguente: “l’alchimista non gusta le delizie del sapere (giacché la Colchide è la terra dell’oro, e in occultismo l’oro è sole e Sapienza), se non è aiutato da Ercole, cioè da una volontà a tutta prova, che lo rende saggio". In altre parole, l’alchimista medioevale praticante doveva essere un uomo d’inesorabile volontà. Egli, per entrare nel giardino incantato, cioè per penetrare nel mondo invisibile, nell’Occulto, doveva vincere il Serpente delle Espèridi, il Drago di Colco, il Serpente della Soglia, cioè la Nerezza alchimica, la putredine.

La Porta reca poi sugli stipiti una serie di iscrizioni e simboli contenenti enigmi che guidano alla Grande Opera.

L’ultima iscrizione, incisa sul gradino della Porta presenta al centro il simbolo della monade e afferma:

EST OPUS OCCULTUM VERI UT GERMINET
SOPHI APERIRE TERRAM SALUTEM PRO POPULO
(E’ l’opera occulta del vero sapiente aprire la terra, affinché produca la sanità del popolo)

Essa sembra alludere alla putrefazione della materia (aperire terram), che genera nuovi corpi vivi, cioè i fermenti, o lieviti, dei quali molti sono medicinali, cioè utili a salvare l’umanità sofferente. Soccorrere i miseri, gl’infelici, gl’infermi e illuminare gli ignari, gl’inscienti, è il supremo dovere che incombe agl’iniziati, ai saggi.

(Dal libro La Porta Magica di Roma – Studio storico di Pietro Bornia)

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