Concept
La Fibula Romana
La figura rappresenta una fibula gotica a forma d’aquila attualmente conservata ai Musei Capiltoini. Fibula era il nome latino della fibbia o della spilla, utilizzata in primo luogo per assicurare le vesti sulle spalle ed alla vita.
L'Aquila è sempre stata considerata nell'iconografia latina come un'animale divino e veniva descritta come "fedele interprete dei voleri del Padre Giove". Era un animale sacro e superiore per forza.
Tuttavia ebbe esclusivamente questo significato per tutta l'età regia e durante la Repubblica fino all'arrivo di Caio Mario che riformando l'esercito introdusse una speciale insegna con in cima un'aquila. Da quel momento in poi l'aquila divenne simbolo del potere militare, era sempre presente sugli elmi o le corazze dei generali e dei più alti ufficiali. Con la nascita dell'Impero, l'aquila divenne simbolo più in generale dell'Imperatore (che era anche il capo delle Forze Armate) e dell'Impero.
Veni, vidi, vici (lett. Venni, vidi, vinsi) è la frase con cui, secondo la tradizione, Gaio Giulio Cesare annunciò la straordinaria vittoria riportata il 2 agosto del 47 a.C. contro l'esercito di Farnace II a Zela nel Ponto.
Le parole vengono citate nella Vita di Cesare (50, 6), una delle famose Vite del biografo greco Plutarco:
"Subito marciò contro di lui con tre legioni e dopo una gran battaglia presso Zela lo fece fuggire dal Ponto e distrusse totalmente il suo esercito. Nell'annunziare a Roma la straordinaria rapidità di questa spedizione, scrisse al suo amico Mazio tre sole parole: "Veni, vidi, vici".





