Concept
Il Nodo di Salomone
Tra i frammenti e i resti delle basiliche romane più antiche è possibile trovare diversi esempi di Nodi di Salomone.
Trattasi di un simbolo molto antico ed è frequente nell'arte paleocristiana (per esempio sui mosaici delle chiese) dove è simbolo di unione fra l'Uomo e la dimensione del divino.
Invero, il Nodo di Salomone è uno dei simbolismi più antichi che esistono. Se ne conoscono esemplari tracciati in maniera approssimativa in epoca preistorica, in incisioni rupestri come quelle della Valcamonica (BS).
Tuttavia la sua diffusione si sviluppa soprattutto con le culture euro-asiatiche, africane ed amerindie, e raggiunge il suo apice nella cultura celtica, fortemente basata sui temi dei nodi, degli intrecci e delle figure ondulate. Si pensa, infatti, che il Nodo sia penetrato nella nostra cultura attraverso i Romani proprio in seguito al contatto degli stessi con la cultura celtica.
Il nodo di Salomone è uno dei pochi simboli reperibili presso tutti i continenti e, a partire dall’inizio dell’era volgare, sostanzialmente in tutte le grandi culture, da quella romano-pagana a quella germanica, da quella ebraica a quella islamica, dall’India alle diverse culture africane. Il segno è rinvenibile anche in sud America, nelle isole Polinesiane, nel sud Africa e in altri luoghi ancora. Trattasi di uno di quei rari segni che ha valenza archetipale, che condivide con grandi segni, come la croce, il cerchio, il serpente, la figura dell’orante.
Sono segni che hanno nella semplicità la forza della loro profondità e della capacità comunicativa di qualcosa che tutti sembrano avere latente a livello dell'anima, dello spirito.
Come detto sopra, il nodo è un simbolo che si esprime attraverso numerose culture differenti. Il minimo comune denominatore è il suo significato. Il nodo è formato essenzialmente da due elementi, generalmente due anelli schiacciati che si uniscono strettamente. Questo minimo comune denominatore rappresenta l'interconnessione e l’unione di due elementi.
Salomone era il più saggio dei re di Israele, è l’uomo che ricevuto da Dio la capacità di distinguere tra il bene e il male, è l’uomo che - secondo la leggenda - ha costruito il tempio, che costituisce la realizzazione perfetta sulla terra di questa unione tra il divino e l’umano.
Con gli elementi in parentela, il nodo di Salomone rappresenta sempre e comunque soltanto una valenza positiva, anche nelle versioni del magismo popolare che ha ampi riscontri in India, in Africa e in Europa.


Evoluzione
La vicenda del nodo inizia nel I secolo a.c., in età augustea.
Si rinvengono le prime manifestazioni nel mosaico, nei templi e nelle domus soprattutto dell’Italia centrale, dove Augusto vuole ripristinare i vecchi culti per dare più moralità e rigidità al sistema che stava già decomponendosi. La forte presenza di questo simbolo in quest’epoca è indicativo di una sua presenza anche in epoche precedenti.
Ad esempio, all’interno di una veste romana del II secolo d.C., oggi al Louvre, si trovano nodi di Salomone, a testimonianza che ci si trova di fronte a un qualcosa che già esisteva da tempo, forse mutuato dal quel mondo celtico con cui i romani avevano ormai da tempo contatto, mondo celtico che aveva una predilezione particolarissima per questo genere di simbologia a nodo e ad intreccio.
Si ritrova in questo periodo il nodo anche come motivo di soglia, e la soglia per il romano è il punto fra l’esterno e l’interno, il punto chiave della casa, il punto protettivo, con una valenza magico-religiosa, perché è ciò che garantisce il bene della casa stessa, quasi esorcizzando l’entrata del male nella casa che vuole essere protetta.
Nei secoli successivi si assiste a una sorta di esplosione del segno, fino a ritrovarlo in numerosi pavimenti, a Treviri ma anche in Palestina o in nord Africa.
Il simbolo è certamente visto in senso dinamico, non è un simbolo statico, è un simbolo rotante, in movimento. I pavimenti sono costellati anche di centinaia di nodi, in ripetizione continua; il nodo è spesso collocato vicino a immagini di dei, Diana, Nettuno, Giove, Apollo... tutto il Pantheon. Il nodo è un corredo quasi fisso, in alcuni momenti, su quelle che sono le principali divinità. Ma non si tratta di mere decorazioni, quanto piuttosto di una valenza simbolica indubbiamente molto sentita e di cui, purtroppo, non rimangono molte tracce scritte, fino al ‘600, quando un commentatore ad un opera pittorica di Bartolomeo Veneto chiama il nodo "simbolo di eternità".
All’inizio del IV secolo il nodo passa in modo apparentemente inalterato dal mondo pagano al mondo cristiano. Viene rivisitato, trasformato, ma formalmente rimane identico. Tra i tanti segni, il nodo è forse quello che in maniera più esplicita viene preso come una delle espressioni fondamentali del cristianesimo. Le scuole di mosaicisti pagani cristianizzandosi hanno una nuova simbologia da esprimere, ma ricorrono molto spesso a quello che era nel patrimonio già conosciuto e che viene sicuramente valorizzato.
Il IV secolo è degno di nota perché vede da una parte l’insorgere prorompente del cristianesimo, ma dall’altra l’affermarsi di una serie di dottrine come l’Orfismo e il Manicheismo; il vecchio paganesimo regge ancora, si tratta insomma di un momento in cui si incrociano delle tendenze estremamente contraddittorie. In questo secolo, il nodo è presente ovunque, sempre nell’ambito del mosaico: nelle sinagoghe ebraiche, nelle tarde opere pagane, nelle ville e nei templi, in tutti i grandi centri cristiani.
Quando il paganesimo cade e il cristianesimo trionfa, il nodo continua inalterato la sua vicenda. Durante le invasioni barbariche, si nota che i barbari cominciano ad utilizzarlo in maniera ripetitiva soprattutto nelle fibbie, nei cinturoni di spada, nell’oggettistica, nel bronzo, nell’oro, nei vari finimenti del guerriero ed anche sulle spade o nei corredi principeschi. Questo simbolo sembra essere mutuato dall’impero nel suo valore fondamentalmente magico, protettivo, indubbiamente, ed ha un risalto presso i franchi, i longobardi, i burgundi, con presenze ovunque, dall’Italia alla Francia, dalla Germania alla Spagna. Contemporaneamente c’è una prosecuzione nel mondo ebraico e si cominciano a vedere anche delle immagini del segno nell’Oriente (ad esempio nel mondo indiano).
Immediatamente dopo il segno entra nelle Chiese, non più nel pavimento musivo che comincia ad essere abbandonato, ma nei plutei o nei capitelli delle Chiese alto medievali.
Quando inizia la stagione pittorica, che avrà i suoi alti e bassi, per quello che riguarda il nodo di salomone ci sono delle fasi di apice. La prima è con Giotto. Quest'ultimo, in moltissime delle sue opere lo utilizza, sullo sfondo o anche vicino alla Madonna, sulle vesti del Cristo, sui tendaggi nonché sulle vesti di santi e di arcangeli.
Sulla scia di Giotto, si sviluppa un filone rappresentativo del segno che va fino a Piero della Francesca e a Gentile da Fabriano nonché a diversi pittori fiamminghi e stranieri, con una sola peculiarità: quella di raffigurarlo sui piedi della Madonna o sulla cattedra del Cristo.
La Vergine di per sé è intermediatrice e il segno pone una intermediazione tra due realtà, fra un mondo divino e uno umano, fra il mondo dei fedeli e Dio, fra lo spirito e il corpo. Questa intermediazione, questo equilibrio, questa alleanza raggiunta è indubbiamente ben messa in rilievo attraverso il segno.
Un segno di questo genere riesce, dunque, veramente a penetrare dentro i sistemi che ci hanno preceduto e che hanno prodotto un determinato mondo simbolico. Un mondo che richiama elementi profondi e semplici che riuscivano ad esprimere, non attraverso le parole ma attraverso immagini e segni, una dimensione di cui oggi si fa fatica a ricostruire il significato di base.
- Basilica di Aquileia - foto di Giovanni Dall'Orto
- Ostia Antica - Roma
- Ostia Antica - Roma
- Santa Maria in Trastevere - Roma



